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Gianpaolo Anderlini

Angelo Fortunato Formíggini

Uno dei meno noiosi uomini del suo tempo

I libri della Salamandra extra, n. 1
2021, pp. formato liquido, ePub

ISBN: 9788893234283
€ 9,99
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Sinossi

Il 29 novembre 1938 un uomo si getta dalla Ghirlandina, la torre del Duomo di Modena, precipitando su un breve spazio di selciato che lui stesso aveva ironicamente chiesto di chiamare al tvajol ed Furmajin, il tovagliolo del Formaggino.
Era Angelo Fortunato Formíggini: editore raffinato e geniale, intellettuale inquieto, ebreo con un amore-odio per il fascismo. Questo libro racconta una delle più affascinanti e poco conosciute figure della cultura del Novecento.


Quello di Angelo Fortunato Formíggini è stato a lungo un nome conosciuto prevalentemente dai bibliofili, per quei gioielli editoriali che furono le collane di Filosofia del Ridere e di Classici del Ridere, da lui ideate e date alle stampe a partire dagli anni Dieci del Novecento.
Ma Formíggini fu ben più che un editore. Un maestro d’editoria, prima di tutto, poi un intellettuale dalle molte facce, con lati rimasti in ombra, qualche contraddizione e molte domande lasciate aperte.
Qual era il suo rapporto con l’ebraismo (italiano)? E quello col fascismo e, in particolare, con Mussolini?
Quali furono le ragioni che lo spinsero (e forse lo costrinsero) al suicidio? Il libro di Anderlini è un tentativo di dare risposte a queste domande, per riconsegnarci un Formíggini a tutto tondo, che ci parla attraverso i suoi scritti e le sue scelte di vita, da una parte, e i libri pubblicati, dall’altra.
Ne emerge un uomo dai solidi principi morali, in tempi in cui molti hanno finto di non vedere o hanno contribuito a quello che è stato il volto opprimente del Ventennio.
Un protagonista vero e tutt’altro che provinciale della cultura del Novecento. Un grande uomo di cultura e di passione, che, con la sua barba e il suo stile d’antan, con il suo sorriso e le sue pose irridenti, ci insegna che non c’è altra verità se non quella iscritta nel suo primo motto che precede l’attività editoriale: “Amor et labor vitast”.
Senza l’amore e senza la fatica quotidiana del fare non c’è vita.

Autore

Gianpaolo Anderlini

Gianpaolo Anderlini: si occupa da oltre trent'anni di studi sull'ebraismo (Bibbia, lingua ebraica, Midrash, Talmud) e di poesia. È docente di materie letterarie al liceo scientifico "A.F. Formiggini" di Sassuolo (MO) e redattore della rivista "QOL" che si occupa del dialogo ebraico-cristiano. Ha pubblicato articoli e contributi su "QOL", "Bibbia e Oriente", "Rivista Biblica Italiana", "Orientamenti", "Parola spirito e vita" e in diverse opere collettive. Segue e coordina le attività delle scuole di lingua e cultura ebraica di Salvarano (RE). Con Wingsbert House ha pubblicato "I calici della memoria. Il vino nella tradizione ebraica", "Tu mi hai rapito il cuore. Eros, amore e sessualità nella Bibbia ebraica" (2014) e "Per favore non portateli ad Auschwitz" (2015).

Recensioni
Narrabilando, 26/09/2021

Il tovagliolo di formaggino da Modena